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La procedura di certificazione del contratto di lavoro

La definizione e la norma

Al fine di garantire le parti stipulanti e di ridurre il contenzioso che potrebbe nascere tra azienda e lavoratore, in merito alla qualificazione dei contratti di lavoro, è stato introdotto dall'art. 75 del D. Lgs. N. 276/2003 un nuovo strumento amministrativo: la certificazione dei contratti di lavoro.

L'art. 76 del predetto decreto legislativo, che prevedeva solo la certificazione di alcuni tipi di contratti di lavoro (lavoro intermittente, lavoro ripartito, lavoro a tempo parziale, lavoro a progetto, di associazione in partecipazione) è stato, poi, completamente sostituito prima dall'art. 18 del D. Lgs. 6 ottobre 2004, n. 251 e, successivamente, dall’art. 30, comma 4 della legge n. 183 del 4/11/2010 che ha esteso a tutte le tipologie di contratti di lavoro la possibilità di avvalersi della certificazione del contratto.
Con la circolare 15 dicembre 2004, n. 48 il Ministero del lavoro ha dato indicazioni in merito alla costituzione delle Commissioni e all'iter procedurale per la certificazione ed ha fornito, in via provvisoria, appositi modelli per il procedimento e una bozza di regolamento interno con le linee guida alla certificazione.
L'INPS, con circolare n. 71 del 1° giugno 2005, ha esaminato, poi, diversi aspetti relativi alla procedura di certificazione dei rapporti di lavoro prevista dagli articoli compresi tra il 75 e l'84 del D. L.vo n. 276/2003.

Caratteristiche

Gli organi di certificazione

Il contratto di lavoro può essere sottoposto a certificazione presso le Commissioni di certificazione che vengono istituite da:

  • gli enti bilaterali territorialmente competenti, istituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, ai diversi possibili livelli territoriali;
  • le Direzioni Provinciali del lavoro e le Province;
  • le Università sia pubbliche che private, comprese le Fondazioni universitarie;
  • la Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro, a cui viene riconosciuta una competenza esclusiva di certificazione nel caso in cui il datore di lavoro abbia sede in almeno due province, anche di regioni diverse, oppure in favore di quei datori di lavoro associati ad organizzazioni datoriali che abbiano predisposto convenzioni a valenza nazionale;
  • i consigli provinciali dei consulenti del lavoro, previsti dalla legge n. 12/79.

Costituzione e composizione degli organi di certificazione

Il Decreto interministeriale 14 giugno 2004 ha istituito l'Albo informatico delle commissioni di certificazioni universitarie, presso le università statali e non statali, legalmente riconosciute e presso le fondazioni universitarie. Per ottenere la registrazione all'Albo delle Commissioni di certificazione le università devono essere in possesso dei requisiti di cui all'art. 76, commi 1 e 2, del Decreto legislativo e del predetto Decreto interministeriale. La responsabilità dell'Albo è affidata al Direttore generale della Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che provvede alla tenuta dell'Albo, all'acquisizione delle domande di iscrizione e della documentazione prescritta e, infine, al rilascio, dietro richiesta, del certificato di iscrizione.
L'iscrizione all'Albo avviene previo invio, con raccomandata, dell'istanza sottoscritta dal presidente della Commissione, corredata da un floppy-disk, contenente tutta la documentazione prodotta. La registrazione avviene nei 30 giorni successivi, a seguito della verifica di quanto è stato trasmesso. Alla domanda dovrà essere allegato un documento dettagliato contenente:

  • la composizione della commissione di certificazione;
  • eventuali convenzioni con gli altri soggetti abilitati alla certificazione ai sensi dell'art. 76, comma 3, del Decreto legislativo n. 276/2003.

Nei cinque giorni che seguono la ricezione della domanda, la Direzione generale deve esigere dal soggetto richiedente, anche mediante posta elettronica, il tipo di studi e gli elaborati specifici necessari ai fini dell'iscrizione.
Con cadenza semestrale le commissioni di certificazione sono tenute a presentare una relazione sull'attività di certificazione svolta, sulle eventuali modificazioni nella propria struttura organizzativa e, su richiesta, entro i quindici giorni successivi al semestre di riferimento, tutti gli ulteriori studi ed elaborati specifici relativi alla qualificazione dei rapporti di lavoro.
Tutte le comunicazioni e i documenti trasmessi alla Direzione Generale vengono da questa tenuti e catalogati garantendone l'accessibilità. Tale documentazione sarà, inoltre, utilizzata per la definizione di codici di buone pratiche e indici presuntivi ai sensi degli articoli 78, comma 4, e 84, comma 2, del decreto legislativo n. 276/2003.

L'istituzione di ulteriori commissioni di certificazione

Con Decreto 21 luglio 2004 sono state istituite le commissioni di certificazione presso le Direzioni Provinciali del lavoro - Servizio Politiche del lavoro e presso le Province.
La Commissione presso la Direzione Provinciale del lavoro è costituita da:

  • Dirigente preposto, che la presiede;
  • due funzionari addetti al servizio politiche del lavoro;
  • un rappresentante dell'INPS;
  • un rappresentante dell'INAIL.

La Commissione presso la Provincia è composta da:

  • Dirigente del Servizio provinciale per l'impiego, che la presiede;
  • tre funzionari del Servizio provinciale competente;
  • un rappresentante dell'INPS;
  • un rappresentante dell'INAIL;
  • due rappresentanti designati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e da due delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano provinciale;
  • un rappresentante dell'Agenzia delle Entrate e dell'Ordine provinciale dei professionisti "ex lege" n. 12/1979.

Alle riunioni delle Commissioni, perchè risultino valide, devono essere presenti tutti i soggetti indicati sopra.
Per ogni seduta deve essere fatta comunicazione del calendario della seduta e delle relative pratiche all'INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate.
Le Commissioni possono stipulare, inoltre, una convenzione per la costituzione di una Commissione unitaria di certificazione che ne stabilirà modalità di costituzione e di funzionamento nel rispetto della normativa vigente.

La procedura di certificazione

Il decreto del Ministero del Lavoro del 21 luglio 2004 ha stabilito le modalità di funzionamento delle commissioni di certificazione che presuppongono la presentazione di un'istanza volontaria redatta su apposito modulo, in carta da bollo sottoscritta da entrambe le parti: datore di lavoro e lavoratore, con allegata copia del documento di identità dei firmatari.
Le procedure da seguire per la certificazione dovranno essere concordate in sede di costituzione delle singole commissioni, nel rispetto di un regolamento interno che va approvato dalle stesse e trasmesso al Ministero del Lavoro (in attesa della redazione dei codici di buone pratiche), ma anche nel rispetto di alcuni principi stabiliti direttamente dal decreto:

  • l'inizio della fase di certificazione deve essere comunicato alla Direzione Provinciale del Lavoro che deve notificare l'istanza a tutte le autorità pubbliche (INPS; INAIL; ecc.) nei cui confronti la certificazione è destinata a produrre effetti;
  • la procedura di certificazione deve concludersi entro il termine di 30 giorni dalla presentazione dell'istanza.

La Commissione verifica la correttezza del contratto di lavoro scelto dalle parti e può apportare delle modifiche o delle integrazioni.
Durante la valutazione del contratto, richiesta al fine di acquisire ulteriori informazioni o chiarimenti in relazione al contratto di lavoro che si deve certificare, può essere richiesta la presenza delle parti entro la data e l'ora stabilite pena l'improcedibilità dell'istanza. Nell'ipotesi di improcedibilità dell'istanza le parti sono costrette a presentare una nuova domanda.
Le parti possono:

  • farsi rappresentare da un soggetto delegato nell'ipotesi di comprovate motivazioni valutate;
  • farsi assistere dalle rispettive organizzazioni sindacali o di categoria o da un professionista regolarmente abilitato.

Quanto viene dichiarato dalle parti e dalla Commissione in relazione all'attività svolta deve essere verbalizzato nel provvedimento finale di certificazione.
Viene, pertanto, redatto l'atto di certificazione che ha natura di "provvedimento amministrativo". L'atto di certificazione deve contenere:

  • le motivazioni con l'indicazione degli effetti civili, amministrativi, fiscali e previdenziali legati alla certificazione di quel particolare contratto di lavoro;
  • i termini per presentare ricorso;
  • l'autorità competente cui è possibile ricorrere.

Esso, oltre a contenere gli elementi sopra menzionati, deve dare atto di tutte le fasi procedimentali scaturite dall'istanza di certificazione, segnalando la presenza dei soggetti di cui all'art. 1, comma 6, nonchè le osservazioni dagli stessi eventualmente presentate, e deve essere sottoscritto, ai fini della validità, dai componenti di diritto della Commissione. Una copia dell'atto di certificazione deve essere rilasciata alle parti del contratto di lavoro che hanno sottoscritto l'istanza di certificazione.
In caso di diniego di certificazione, è possibile , solo se fondata su presupposti e motivi diversi, la presentazione di una successiva istanza davanti allo stesso o a diverso organo.
Una volta, invece, certificato il contratto di lavoro, lo stesso viene conservato presso l'Ente certificatore fino ai 5 anni successivi alla scadenza del contratto.

Efficacia giuridica della certificazione

Le parti o i terzi (identificabili, in linea di massima, negli istituti previdenziali) hanno la possibilità di ricorrere contro l'atto che ha qualificato in un certo modo il rapporto.
Prima di presentare ricorso giurisdizionale contro la certificazione, le parti o terzi devono preventivamente e obbligatoriamente rivolgersi alla commissione di certificazione che ha rilasciato l'atto di certificazione per un tentativo di conciliazione (ex art. 410 del Codice di procedura civile). Se l'esito del tentativo di conciliazione presso la Commissione di Certificazione è negativo, si fa ricorso al Giudice del Lavoro competente per territorio. Si fa ricorso al Giudice del lavoro:

  • per erronea qualificazione del rapporto;
  • per difformità tra quanto dichiarato e quanto posto in essere;
  • per vizio di consenso.

Nel caso in cui il giudice accerti un'errata qualificazione del contratto di lavoro, l'accertamento giudiziale ha efficacia dal momento della conclusione dell'accordo contrattuale. Se viene accertata la difformità tra programma concordato ed effettiva realizzazione, la sentenza ha effetto dal momento in cui è stata accertata la difformità.
Il comma 5, dell'art. 80 del D. Lgs. 276/03, prevede la possibilità di ricorrere contro l'atto di certificazione al Tribunale Amministrativo Regionale, entro 60 giorni, solo in caso di violazione del procedimento di certificazione e per eccesso di potere, posti in essere dalla commissione di certificazione.

Altre tipologie di certificazioni

La procedura di certificazione può riguardare anche il regolamento interno delle cooperative (art. 83 D. Lgs. 276/2003), relativamente ai contratti stipulati con i soci lavoratori. In questo caso l'organo certificatore è una commissione specifica istituita presso la Direzione Provinciale del Lavoro o la Provincia. Essa è presieduta da un presidente indicato dalla Provincia e da rappresentanti delle associazioni di assistenza, tutela e rappresentanza del movimento cooperativo e dalle organizzazioni sindacali, comparativamente più rappresentative.
E' possibile, inoltre, certificare l'appalto di servizi, anche ai fini della distinzione di questo rispetto alla somministrazione di lavoro (art. 84 D. Lgs. 276/2003). Infatti, l'oggetto dell'attività certificatoria è la validazione del contratto di appalto: i richiedenti possono inoltrare l'istanza sia all'atto della stipula che durante "le fasi di attuazione del relativo programma negoziale".
La procedura di certificazione è estesa anche alle rinunce o transazioni tra le parti definite dall'art. 2113 codice civile. Sono competenti ad effettuare tale certificazione solo gli enti bilaterali costituiti a livello territoriale o nazionale.
 

Ultimo aggiornamento il 2013-12-05 15:14:13

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