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Il lavoro intermittente D.Lgs 81/2015

IL TESTO UNICO DEI CONTRATTI DI LAVORO
(D. Lgs n. 81 del 15/06/2015)
(servizio offerto in collaborazione con Confindustria Brindisi)

 

DEFINIZIONE  E  CASI  DI  RICORSO  AL  LAVORO  INTERMITTENTE (ART. 13)

 

Il contratto di lavoro intermittente è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. In mancanza di contratto collettivo, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali (v. allegato).

Il contratto di lavoro intermittente può essere - in ogni caso - concluso con soggetti:

  • con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno;
  • con più di 55 anni.

Il contratto di lavoro intermittente - con l'eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo - è ammesso, inoltre, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore a quattrocento giornate di effettivo lavoro nell'arco di tre anni solari. In caso di superamento del predetto periodo il rapporto di lavoro intermittente si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Nei periodi in cui non viene richiesta la prestazione il lavoratore intermittente non matura alcun trattamento economico e normativo. Se il lavoratore garantisce al datore di lavoro la propria disponibilità a rispondere alle chiamate, allo stesso spetta l'indennità' di disponibilità.

Le disposizioni contenute nella “ Sezione II – Lavoro intermittente” del D. Lgs. n. 81/2015  non trovano applicazione ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.

 

 

DIVIETI (ART. 14)

 

Il ricorso al lavoro intermittente è vietato:

  1. per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  2. presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi a norma degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente, ovvero presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  3. ai datori di lavoro che non hanno effettuato la  valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della  salute  e della sicurezza dei lavoratori.

 

 

FORMA IL CONTENUTO E LE COMUNICAZIONI OBBLIGATORIE (ART. 15)                  

 

Il contratto di  lavoro intermittente deve essere stipulato  in  forma scritta ai fini della prova dei seguenti elementi:

  1. durata e ipotesi, oggettive o soggettive, che consentono  la stipulazione del contratto a norma dell'articolo 13;
  2. luogo e  modalità   della   disponibilità,   eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso  di  chiamata  del lavoratore, che non può essere inferiore a un giorno lavorativo;
  3. trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e relativa indennità di disponibilità, ove prevista;
  4. forme e modalità, con cui il datore di lavoro é legittimato a richiedere l'esecuzione della prestazione di lavoro, nonché modalità di rilevazione della prestazione;
  5. tempi e modalità di  pagamento  della  retribuzione  e  della indennità di disponibilità;
  6. misure  di  sicurezza  necessarie  in  relazione  al  tipo  di attività dedotta in contratto.

Il datore di lavoro è tenuto a informare con cadenza annuale le rappresentanze sindacali aziendali (RSA) o la rappresentanza sindacale unitaria (RSU) sull'andamento del ricorso al contratto di lavoro intermittente, salve diverse previsioni più favorevoli previste dai contratti collettivi.

Il datore di lavoro è tenuto a comunicare - prima dell'inizio della prestazione lavorativa o di  un  ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni - la durata della stessa prestazione alla Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio, mediante sms o posta elettronica. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, possono essere individuate modalità applicative della disposizione di cui al periodo precedente, nonché ulteriori modalità di comunicazione in funzione dello sviluppo delle tecnologie.

In caso di violazione di tali obblighi di comunicazione si applica la sanzione amministrativa da € 400 ad € 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui e' stata omessa la comunicazione. Non si applica la procedura di diffida di cui all'articolo 13 del D. Lgs n. 124/2004.

 

 

INDENNITA' DI DISPONIBILITA' (Art. 16)

 

L’indennità di disponibilità (“disponibilità a rispondere alle chiamate”), divisibile in quote orarie, è determinata dai contratti collettivi e non dovrà essere comunque inferiore all'importo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

L'indennità' di disponibilità è esclusa dal  computo  di  ogni istituto di legge o di contratto collettivo ed è assoggettata  a  contribuzione previdenziale  per  il  suo  effettivo  ammontare,  in  deroga   alla normativa in materia di minimale contributivo.

In  caso  di malattia o  di  altro  evento  che  renda temporaneamente impossibile al lavoratore di rispondere alla chiamata,  lo stesso è  tenuto  a  informarne  tempestivamente  il  datore   di   lavoro, specificando la durata dell'impedimento, durante il quale non  matura il  diritto  all'indennità'  di  disponibilità. Il lavoratore che non  provveda a tale informazione perde il diritto all'indennità' per  un  periodo  di  quindici  giorni,  salvo diversa previsione del contratto individuale.

Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può costituire motivo di licenziamento e comportare la restituzione della quota d’indennità di disponibilità riferita al periodo successivo al rifiuto.

Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è stabilita la misura della retribuzione convenzionale in riferimento alla quale il lavoratore intermittente può versare la differenza contributiva per i periodi in cui ha percepito una retribuzione inferiore a quella convenzionale ovvero ha usufruito dell'indennità' di disponibilità fino a concorrenza del medesimo importo.

 

 

PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE DEL LAVORATORE INTERMITTENTE (Art. 17)

 

Il trattamento economico e normativo del lavoratore intermittente non deve essere complessivamente meno favorevole di quello di un lavoratore di uguale livello e che svolge pari mansioni.

Il trattamento  economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente, è  riproporzionato  in   ragione   della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, con specifico riferimento all'importo della retribuzione globale e delle  singole componenti di  essa,  nonché  delle  ferie  e  dei  trattamenti  per malattia e infortunio, congedo di maternità e parentale.

 

 

COMPUTO DEL LAVORATORE INTERMITTENTE (Art.18)

 

Il decreto dispone che - ai fini  dell'applicazione di qualsiasi disciplina  di  fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro - il lavoratore intermittente sia computato nell'organico dell'impresa in proporzione all'orario di lavoro effettivamente svolto nell'arco di ciascun semestre. 


Ultimo aggiornamento il 2016-05-19 15:11:42

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