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Il contratto di apprendistato

IL TESTO UNICO DEI CONTRATTI DI LAVORO
(D. Lgs n. 81 del 15/06/2015)
(servizio offerto in collaborazione con Confindustria Brindisi)

 

Nell’ambito della riorganizzazione dei contratti di lavoro, il D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della Legge 10 dicembre 2014, n. 183”, è intervenuto anche in materia di apprendistato.

L’art. 55, comma 1, lett. g), del D. Lgs. n. 81/2015 ha disposto l’abrogazione del D. Lgs. n. 167/2011, c.d. Testo Unico dell’apprendistato, già riformato con il D. L. 20 marzo 2014, n. 34.

L’intera regolamentazione della materia e le modificazioni ad essa apportate sono ora contenute nel corpo del D. Lgs. n. 81/2015, Capo V, artt. 41-47.

Per le Regioni, le Province autonome e i settori merceologici per i quali la nuova disciplina non sia immediatamente operativa, il combinato disposto degli artt. 55, comma 1, lett g) e 47, comma 5, del D. Lgs. n. 81/2015 stabilisce che continuano a trovare applicazione le regolazioni vigenti.

 

 

DEFINIZIONE – ART. 41 D.LGS. N. 81/2015

 

L’art. 41, comma 1, definisce l’apprendistato come “un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani”. Il comma 2 ne individua tre tipologie:

  1. l’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;
  2. l’apprendistato professionalizzante;
  3. l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Rispetto alla formulazione del Testo Unico abrogato, pertanto:

  • la definizione della prima tipologia di apprendistato si arricchisce e la stipula del relativo contratto consente ora di acquisire anche il certificato di specializzazione tecnica superiore e il diploma di scuola secondaria superiore;
  • il secondo livello perde il richiamo al contratto di mestiere;
  • l’apprendistato di terzo livello resta finalizzato esclusivamente alla formazione universitaria, all’attività di ricerca e al praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche.

L’art. 41, comma 3, con riferimento alle forme di apprendistato di primo e di terzo livello, specifica che le stesse sono strutturate in modo da conciliare in maniera organica formazione e lavoro, in un c.d. “sistema duale”.

Una quarta tipologia di apprendistato è individuata dall’art. 47, comma 4, del D.Lgs. n. 81/2015 che prevede la possibilità di assumere con contratto di apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, i lavoratori in mobilità o beneficiari di un trattamento di disoccupazione, al fine della loro riqualificazione professionale.

La formazione continua a rappresentare la caratteristica peculiare di questo speciale rapporto di lavoro “a causa mista”, ove la finalità formativa e di apprendimento dei giovani si integra con lo scambio tra la prestazione lavorativa e la retribuzione, tipico del contratto di lavoro.

 

 

DISCIPLINA GENERALE – ART. 42 D.LGS. N. 81/2015

 

L’art. 42 del D. Lgs. n. 81/2015 contiene la disciplina generale dell’apprendistato.

Rispetto alla regolamentazione precedente, che attribuiva alle parti sociali il compito di definire la disciplina valida per tutte le forme di apprendistato nel rispetto dei principi di cui all’art. 2 del T.U. abrogato, l’art. 42 sottrae alla contrattazione collettiva il ruolo attivo attribuitole.

L’art. 42, al comma 1, ribadisce la necessità della forma scritta, ai fini della prova, del contratto di apprendistato che deve contenere, in forma sintetica, il piano formativo individuale stilato anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali definiti dall’art. 2, comma 1, lett. h), del D.Lgs. n. 276/2003.

Nell’apprendistato di primo e terzo livello l’elaborazione del piano formativo spetta all’istituzione formativa, con il coinvolgimento dell’impresa interessata.

Circa la durata minima del contratto di apprendistato, l’art. 42, comma 2, conferma che la stessa non può essere inferiore a sei mesi, salvo quanto stabilito dagli artt. 43, coma 8 e 44, comma 5, riguardo allo svolgimento di attività stagionali.

L’art. 42, comma 3, estende all’ambito dell’apprendistato le sanzioni previste dall’ordinamento in tema di licenziamento illegittimo.

Nel contratto di apprendistato di primo livello, inoltre, il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi, così come certificato dall’istituzione formativa, rappresenta giustificato motivo di licenziamento.

L’art. 42, comma 4, con riferimento al diritto di recesso, conferma sostanzialmente la disciplina precedente e stabilisce che le parti possono recedere dal contratto al termine del periodo di apprendistato, ai sensi dell’art. 2118 del Codice Civile, con preavviso decorrente dallo stesso termine. Se il diritto di recesso non viene esercitato, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo inteterminato.

L’art. 42, comma 5, definisce il ruolo e i compiti della contrattazione collettiva in materia di apprendistato. Quest’ultima, salvo quanto previsto dai commi precedenti (art. 42, commi 1-4), è chiamata a disciplinare complessivamente l’istituto attraverso accordi interconfederali o contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nel rispetto dei seguenti principi:

  • divieto di retribuzione a cottimo;
  • possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto a quello spettante in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al cui conseguimento è finalizzato il contratto, o, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell'apprendista in misura percentuale e proporzionata all'anzianita' di servizio;
  • presenza di un tutore o referente aziendale;
  • possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 12 del decreto legislativo n. 276 del 2003, anche attraverso accordi con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano;
  • possibilità del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti nel percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualificazione professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai  fini del proseguimento degli  studi nonché nei percorsi di  istruzione degli adulti;
  • registrazione della formazione effettuata e della qualificazione professionale ai fini contrattuali eventualmente acquisita nel libretto formativo del cittadino di cui all'articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo n. 276 del 2003;
  • possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del lavoro, di durata superiore a trenta giorni;
  • possibilità di definire forme e modalità per la conferma in servizio, senza nuovi o maggiori oneri per la  finanza  pubblica,  al termine del percorso formativo, al fine di  ulteriori  assunzioni  in apprendistato.

Ai sensi dell’art. 42, comma 6, agli apprendisti si applicano le norme in materia di previdenza e assistenza sociale. Spetta ad essi, in particolare:

  • l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
  • l’assicurazione contro le malattie;
  • l’assicurazione contro l’invalidità e vecchiaia;
  • la maternità;
  • l’assegno familiare;
  • l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASPI).

Con riferimento ai limiti quantitativi, cioè al rapporto tra apprendisti e organico aziendale da rispettare, l’art. 42, comma 7, del D. Lgs. n. 81/2015 prevede che il numero complessivo di apprendisti che il datore di lavoro può assumere direttamente, o per il tramite delle agenzie di somministrazione (art. 20, D. Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, non deve superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in forza allo stesso datore di lavoro.

Se il datore di lavoro occupa un numero di lavoratori inferiore a dieci unità, il suddetto rapporto non può superare il 100%.

Resta esclusa, in ogni caso, la possibilità di assumere apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi dell’art. 20, comma 4, del D. Lgs. n. 276/2003.

Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, ovvero ne abbia un numero inferiore a tre unità, non potrà assumere più di tre apprendisti.

Per le imprese artigiane opera una speciale deroga in materia. I limiti quantitativi di apprendisti da assumere sono stabiliti dall’art. 4 della Legge n. 443/1985 e sono del tutto svincolati dal rapporto percentuale massimo fra lavoratori specializzati e apprendisti.

Per quanto concerne gli obblighi di stabilizzazione l’art. 42, comma 8, dispone che i datori di lavoro con un organico aziendale minimo di 50 dipendenti possono assumere nuovi apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante solo nel caso in cui abbiano assorbito con contratto a tempo indeterminato almeno il 20% degli apprendisti assunti nei 36 mesi che precedono la nuova assunzione. Al riguardo, i contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, possono prevedere limiti diversi. Dal computo della percentuale indicata sono esclusi i rapporti di lavoro terminati per recesso durante il periodo di prova, dimissioni e licenziamento per giusta causa.

Se la percentuale suddetta non viene rispettata è consentita l’assunzione di un solo ulteriore apprendista rispetto a quelli già confermati.

Nel caso di mancata conferma degli apprendisti pregressi è permesso assumere con contratto di apprendistato professionalizzante un solo apprendista.

Gli apprendisti assunti in violazione dei sopraindicati limiti percentuali sono considerati lavoratori subordinati, a tempo indeterminato, fin dalla costituzione del rapporto.


Ultimo aggiornamento il 2016-05-18 17:35:12

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