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La somministrazione strumento di politica attiva. Il ruolo delle agenzie per il lavoro

IL TESTO UNICO DEI CONTRATTI DI LAVORO
(D. Lgs n. 81 del 15/06/2015)
(servizio offerto in collaborazione con Confindustria Brindisi)

 

 

POLITICHE ATTIVE: DEFINIZIONE

 

Rientrano nella nozione di politiche attive tutte le azioni e le misure attuate o attuabili in materia di inserimento al lavoro, quali ad esempio le iniziative per creare opportunità occupazionali per inoccupati, disoccupati, lavoratori sospesi o per soggetti con maggiori difficoltà o situazione di svantaggio, gli incentivi finalizzati alla creazione di impresa o al lavoro autonomo e le attività di prevenzione della disoccupazione di lunga durata.

Nell’ambito delle politiche attive confluiscono cioè tutte quelle azioni che consentono di facilitare la riattivazione delle persone nel percorso lavorativo.

Lo scopo è quello da un lato di migliorare la capacità degli individui di gestire i cambiamenti e le transizioni e, dall’altro, quello di aumentare l’occupazione migliorando il funzionamento del mercato del lavoro.

Esse, infatti, attraverso le misure in cui si esprimono, riducono i tempi di incontro tra domanda e offerta e favoriscono la non dispersione dei posti di lavoro disponibili, facendo emergere le posizioni aperte ancora latenti.

Secondo uno studio condotto da Assolavoro (Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro) una persona che cerca lavoro autonomamente impiega circa 15 mesi a trovare una nuova occupazione, mentre ne impiega mediamente 6 con il supporto di un operatore specializzato.

La definizione di un sistema efficace di politiche attive, quindi, produce vantaggi non solo per la persona che riesce a inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro, ma anche per l’azienda che riesce a coprire prima ed in modo più adeguato le posizioni aperte, ed infine per lo Stato che risparmia sulle politiche passive e al contempo beneficia delle imposte e dei contributi sul nuovo lavoro.

 

 

LE POLITICHE ATTIVE: INQUADRAMENTO NORMATIVO

 

Il D.Lgs. 276/2003 ha disegnato i tratti fondamentali delle politiche attive del nostro Paese, ponendo le basi per un mutamento sostanziale del modo di concepire le dinamiche del mercato del lavoro.

Nelle intenzioni che hanno ispirato la Riforma Biagi, il precedente modello basato su un approccio passivo di mero contatto burocratico tra domanda e offerta facente perno sul collocamento pubblico lascia spazio ad un sistema di tipo propositivo fondato sull’orientamento attivo e sul sostegno delle parti coinvolte nella costituzione del rapporto di lavoro.

Lo scopo è la lotta alla disoccupazione, in primo luogo attraverso la tutela dell’occupabilità della persona.

I punti qualificanti del sistema codificato nel 2003 sono: l’unificazione delle competenze in materia di politiche del lavoro (collocamento e formazione professionale) ed organizzazione delle stesse secondo il principio di sussidiarietà, la riduzione progressiva delle misure di sostegno passivo del reddito per concentrare le risorse economiche sugli interventi attivi e di promozione dell’inserimento o del reinserimento lavorativo, la riqualificazione dei servizi per il lavoro fondata su una ridefinizione dei rapporti tra pubblico e privato, ispirati al principio di cooperazione attiva.

Alla luce dei profondi mutamenti sociali ed economici intervenuti negli ultimi anni, e della conseguente e continua evoluzione delle dinamiche del mercato del lavoro, il Legislatore ha ritenuto necessario intervenire in materia di politiche attive inserendole come oggetto di una specifica delega all’interno della Legge 183/2014; il relativo Decreto attuativo non è ancora entrato in vigore alla data di redazione del presente contributo, ma la bozza depositata in Parlamento per l’acquisizione del parere (non vincolante) da parte delle Commissioni Lavoro di Senato e Camera lascia già intravvedere le linee guida che regoleranno il nuovo modello di servizi per il lavoro e politiche attive:

  • attribuzione al Ministero del Lavoro delle competenze in materia di:
    • definizione delle linee di indirizzo triennali e degli obiettivi annuali in materia di politiche attive;
    • definizione dei livelli minimi delle prestazioni erogate su tutto il territorio nazionale e successive azioni di verifica e controllo del rispetto degli stessi;
    • definizione del concetto di congrua offerta di lavoro;
    • definizione dei criteri per l’accreditamento degli enti di formazione.
  • Istituzione dell’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), a cui sono conferite le funzioni in materia di:
    • coordinamento dei servizi pubblici per l’impiego e delle politiche di attivazione dei lavoratori disoccupati;
    • definizione degli standard di servizio in relazione alle misure di politica attiva;
  • accreditamento degli organismi privati che possono essere chiamati a svolgere funzioni di servizio per l’impiego e in materia di politiche attive del lavoro (ferma restando la possibilità per le Regioni di definire specifici regimi, come da normativa attuale);
  • determinazione delle modalità operative e dell’ammontare dell’assegno di ricollocazione e di altre forme di coinvolgimento degli organismi privati accreditati;
  • assistenza e consulenza nella gestione di crisi di aziende con unità produttive site in diverse Province o Regioni e gestione dei relativi programmi di reimpiego e ricollocazione.
  • Organizzazione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro a livello di Regioni e Province autonome, con attribuzione alle stesse:
    • delle funzioni e dei compiti amministrativi (compresa la funzionalità dei Centri per l’Impiego);
    • delle competenze in materia di programmazione di politiche attive del lavoro;
    • delle competenze in materia di accreditamento degli enti di formazione.
  • Rafforzamento dei meccanismi di condizionalità in caso di percezione di strumenti di sostegno al reddito sia in caso di disoccupazione totale (ASpI, NASpI, Dis-Coll) che in caso di disoccupazione parziale (e cioè in costanza di rapporto di lavoro a fronte di una sospensione o riduzione dell’attività).
  • Istituzione dell’assegno di ricollocazione, in forza del quale ai disoccupati la cui durata di disoccupazione eccede i sei mesi è riconosciuta una somma, graduata in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i Centri per l’Impiego o presso i soggetti accreditati per l’attivazione di un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro.

 

 

LA SOMMINISTRAZIONE COME POLITICA ATTIVA

 

La somministrazione di lavoro costituisce di per se stessa politica attiva, in quanto combina al suo interno, tenendole assieme, flessibilità e sicurezza sia per le persone che per le aziende.

Infatti la somministrazione rappresenta un ponte capace di accompagnare le persone tra una fase e un’altra della propria vita – anche grazie ad un articolato ed evoluto sistema di welfare bilaterale in grado di sostenere ed affiancare i lavoratori sia durante le missioni che negli eventuali periodi di inattività – e al contempo un bacino occupazionale a cui le aziende possono attingere per rispondere con efficacia a nuovi bisogni e competenze richieste dalla produzione e dal mercato.

 

 

L’IMPORTANZA DELLE AGENZIE PER IL LAVORO NELL’AMBITO DI GARANZIA GIOVANI

 

Con l’espressione Garanzia Giovani si fa riferimento alla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea che impegna gli Stati Membri a “garantire che tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni ricevano una offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita del sistema di istruzione formale”.

All’interno di questo quadro le Agenzie possono svolgere un ruolo fondamentale fornendo un orientamento personalizzato e una progettazione individuale delle azioni da intraprendere in vista della realizzazione degli obiettivi europei.

In particolare le Agenzie possono fungere da complemento alle strutture pubbliche per lo svolgimento di diverse funzioni e attività, quali:

  • l’orientamento e l’accoglienza;
  • il consolidamento delle competenze;
  • l’inserimento lavorativo.

 

L’orientamento costituisce il presupposto dell’occupabilità e dello sviluppo delle competenze personali e professionali, poiché solo attraverso esso la persona coinvolta nel processo di attivazione sarà in grado di costruire, in modo coerente, il proprio percorso personale e professionale.

Investire su modelli di orientamento è quindi strategico per fornire un cambiamento o una riconversione professionale, che tenga conto dell’evoluzione continua del lavoro e sostenga la persona in modo che non diventi passiva rispetto al cambiamento organizzativo e tecnologico.

L’orientamento in questo senso non può essere considerato soltanto uno strumento di sostegno alla transizione, ma un vero e proprio processo formativo anche perché l’attività dell’orientare non deve fermarsi alla consulenza, ma deve essere finalizzata alla formazione del soggetto in modo che questi acquisisca tutte le abilità utili a muoversi in modo autonomo nel mercato del lavoro e della formazione.

Per la realizzazione degli obiettivi di placement le Agenzie potranno porsi non solo quali meri intermediari ma come agenti attivatori di opportunità di lavoro e formazione attraverso la somministrazione a tempo determinato e indeterminato, l’apprendistato in somministrazione, i tirocini.


Ultimo aggiornamento il 2016-05-18 17:34:03

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