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Somministrazione di lavoro

IL TESTO UNICO DEI CONTRATTI DI LAVORO
(D. Lgs n. 81 del 15/06/2015)
(servizio offerto in collaborazione con Confindustria Brindisi)

 

L’art. 30 del D.Lgs. 81/2015 definisce la somministrazione come il “…contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un’agenzia di somministrazione autorizzata, ai sensi del decreto legislativo n. 276 del 2003, mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore”.

L’elemento tipico di questa fattispecie consiste nella possibilità per una parte di obbligarsi, verso il corrispettivo di un prezzo, a fornire uno o più lavoratori ad un’altra, senza che tra i lavoratori e l’utilizzatore si insaturi un contratto di lavoro.

La liceità di tale dinamica è subordinata al rispetto di alcune condizioni (autorizzazione ad operare rilasciata dal Ministero del Lavoro all’Agenzia solo in presenza di stringenti requisiti di natura societaria, di articolazione territoriale, di solidità finanziaria, di professionalità ed esperienza in capo agli operatori; non ricorrenza dei divieti specifici; rispetto dei requisiti di forma nella redazione dei contratti); in tal modo, il legislatore opera una valutazione di meritevolezza circa la stipula di tale contratto solo in presenza di un complesso di condizioni che consentono di distinguerlo da fattispecie tipicamente riconducibili a fenomeni di intermediazione e somministrazione illecita.

Lo schema trilaterale già noto rimane inalterato; in base a questo schema vengono stipulati due diversi contratti, uno tra l’Agenzia e l’utilizzatore (il contratto commerciale di somministrazione) e l’altro tra il lavoratore e l’Agenzia; questo ultimo costituisce un normale contratto di lavoro, cui si applica l’ordinaria disciplina dei rapporti di lavoro, seppure con alcuni significativi tratti di specialità.

Rispetto al primo approccio avuto dal nostro ordinamento nei confronti del lavoro interinale, la somministrazione si differenzia per una maggiore ampiezza delle condizioni e dei limiti di utilizzo.

Il primo, infatti, era stato pensato dal legislatore del 1997 come un istituto destinato a coprire situazioni di bisogno di manodopera non ordinarie ma eccezionali (non a caso la norma definiva la fattispecie come lavoro temporaneo).

Con la somministrazione tali limitazioni sono venute meno.

Il cambiamento è ben visibile, innanzitutto, nell’introduzione di due tipologie di somministrazione, una più vicina al lavoro interinale, cioè la somministrazione a tempo determinato ed una sino ad allora non prevista nel nostro ordinamento, la somministrazione a tempo indeterminato (nota anche come staff leasing).

Mentre la prima fattispecie già dal 2003 si distingue dall’iniziale lavoro interinale, essendo ammessa per ragioni non necessariamente temporanee o straordinarie, ma dipendenti dalla ordinaria attività lavorativa dell’utilizzatore, la seconda, sul solco dell’attività promozionale del lavoro subordinato ed in particolare del contratto a tempo indeterminato che caratterizza l’operato dell’attuale Governo, con le recenti modifiche compie un salto importante. 

La somministrazione a tempo indeterminato, utilizzabile per oltre un decennio esclusivamente nelle ipotesi elencate dal D.Lgs. 276/2003, viene liberalizzata dal D.Lgs. 81/2015, che la rende uno strumento utilizzabile in ogni settore aziendale e per qualunque tipo di mansione, con la sola esclusione della Pubblica Amministrazione, ancorandola ad un unico limite di natura quantitativa, peraltro derogabile dalla contrattazione collettiva, anche aziendale. Il D.Lgs. 81/2015, inoltre, formalizza in una norma di Legge quanto già era contenuto nella contrattazione collettiva del settore delle Agenzie per il Lavoro, ovvero l’obbligo che il lavoratore somministrato a tempo indeterminato sia assunto a sua volta a tempo indeterminato dall’agenzia.    


Ultimo aggiornamento il 2016-05-18 15:42:06

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