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Limite legale e limite contrattuale (art. 23)

IL TESTO UNICO DEI CONTRATTI DI LAVORO
(D. Lgs n. 81 del 15/06/2015)
(servizio offerto in collaborazione con Confindustria Brindisi)

 

Il numero complessivo di contratti a tempo determinato stipulati  (contemporaneamente) da ciascun datore di lavoro non può eccedere il limite del 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione. Per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti (da 0 a 5 dipendenti) è sempre possibile stipulare un (n.1) contratto di lavoro a tempo determinato. I contratti collettivi, anche aziendali, possono prevedere un limite diverso da quello del 20%. I contratti collettivi possono legittimamente derogare oltre al limite percentuale anche alle relative modalità di computo.

Il datore di lavoro, in assenza di una diversa disciplina contrattuale applicata, è tenuto a verificare quanti rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato siano vigenti alla data del 1° gennaio dell’anno di stipula del contratto o, per le attività iniziate durante l’anno, alla data di assunzione del primo lavoratore a termine.

Da tale verifica dovranno essere esclusi i rapporti di natura autonoma o di lavoro accessorio, i lavoratori parasubordinati, gli associati in partecipazione, i lavoratori a chiamata a tempo indeterminato privi di indennità di disponibilità.

Viceversa andranno conteggiati i lavoratori part-time, i dirigenti a tempo indeterminato e gli apprendisti.

La verifica concernente il numero dei lavoratori a tempo indeterminato andrà effettuata sul totale dei lavoratori complessivamente in forza, a prescindere dall’unità produttiva dove gli stessi sono occupati, ferma restando  la  possibilità di destinare i lavoratori a tempo determinato presso una o soltanto alcune unità produttive facenti capo al medesimo datore di lavoro.

Ciò premesso, a titolo esemplificativo, qualora il datore di lavoro alla data del 1°gennaio abbia in corso 10 rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, potrà assumere sino a due lavoratori a termine, a prescindere dalla durata dei relativi contratti e ciò anche se, nel corso dell’anno, il numero dei lavoratori stabili sia diminuito.

Qualora la percentuale del 20% dia luogo ad un numero decimale di lavoro si potrà effettuare un arrotondamento all’unità superiore qualora il decimale sia uguale o superiore a 0,5.

Il numero complessivo dei contratti a tempo determinato stipulati da ciascun datore di lavoro non costituisce un limite fisso annuale ma una proporzione tra lavoratori “stabili” e a termine, di modo che allo scadere di un contratto sarà possibile stipularne un altro sempreché si rispetti la percentuale massima di lavoratori a tempo determinato del 20%.

In caso di violazione del limite di legge del 20% o del diverso limite contrattuale si applica, per ciascun lavoratore, una sanzione amministrativa  di importo pari:

  • al 20 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale non è superiore a uno;
  • al 50 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale è superiore a uno.

Il D. Lgs. N. 81/2015 ha definitivamente chiarito che la violazione del limite quantitativo di legge del 20 % o del diverso limite individuato dai contratti collettivi, non determina la trasformazione del contratto a termine in contratto di lavoro a tempo indeterminato

Si ritiene, sulla base di chiarimenti ministeriali, che non concorrono al superamento dei limiti quantitativi le assunzioni di disabili con contratto a tempo determinato ai sensi dell’art. 11 della Legge n. 68/1999 e le acquisizioni di personale a termine nelle ipotesi di trasferimenti d’azienda o rami di azienda.

In tale ultimo caso si ritiene che i relativi rapporti a tempo determinato potranno  essere  prorogati  nel  rispetto  della  attuale disciplina mentre un eventuale rinnovo degli stessi dovrà essere tenuto in conto ai fini della valutazione sul superamento dei limiti quantitativi.

Sono in ogni caso esenti da limitazioni quantitative, anche da quelle previste da contratti collettivi, i contratti a tempo determinato conclusi:

  • nella fase di avvio di nuove attività per i periodi che saranno definiti dai contratti collettivi di lavoro anche in misura non uniforme con riferimento ad aree geografiche e o comparti merceologici;
  • per ragioni di carattere sostitutivo;
  • per ragioni di carattere di stagionalità (di cui all’art. 21, comma 2);
  • per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi;
  • con lavoratori di età superiore a 50 anni;
  • da imprese start-up innovative di cui all’art. 25, commi 2 e 3 del D. L. n. 179/2012 (convertito, con modificazioni, dalla L. 221/2012), per il periodo di 4 anni dalla costituzione della società ovvero per il più limitato periodo previsto dal comma 3 dello stesso art. 25 per le società già costituite;
  • ai sensi dell’art. 8, comma 2, della Legge n. 223/1991 (lavoratori in mobilità);

Il comma 3 dell’art. 23 individua, inoltre, altri contratti di lavoro a tempo determinato per i quali il limite percentuale di cui al comma 1 dello stesso art. 23 (20% o altra percentuale individuata dai contratti collettivi) non si applica (… ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati tra università private, incluse le filiazioni di università straniere, istituti pubblici di ricerca ovvero enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di assistenza tecnica alla stessa o di coordinamento e direzione della stessa, tra istituti della cultura di appartenenza statale ovvero enti, pubblici e privati derivanti da trasformazione di precedenti enti pubblici, vigilati dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ad esclusione delle fondazioni di produzione musicale di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e lavoratori impiegati per soddisfare esigenze temporanee legate alla realizzazione di mostre, eventi e manifestazioni di interesse culturale. I contratti di lavoro a tempo determinato che hanno ad oggetto in via esclusiva lo svolgimento di attività di ricerca scientifica possono avere durata pari a quella del progetto di ricerca al quale si riferiscono.);

 


Ultimo aggiornamento il 2016-05-16 16:18:18

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