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SET 18

Paga in contanti, pena doppia



Se lo stipendio supera i 3 mila euro scatta l'antiriciclaggio

Rischio doppia sanzione per chi paga in contanti gli stipendi. Se l'ammontare mensile supera i 3.000 euro, infatti, oltre alla sanzione da 1.000 a 5.000 euro prevista a carico di chi corrisponde retribuzioni in contanti dal 1° luglio, va applicata anche la sanzione da 3.000 a 50.000 euro per violazione del divieto d'uso di contante. Lo precisa l'Ispettorato nazionale del lavoro nella nota prot. n. 7369/2018 fornendo istruzioni sulle attività di controllo del rispetto del nuovo obbligo.

Tracciabilità delle paghe. I chiarimenti riguardano l'obbligo della tracciabilità delle paghe, previsto dalla legge Bilancio 2018, in vigore dal 1° luglio. Datori di lavoro e committenti, infatti, sono tenuti a pagare paghe e compensi e ogni relativo acconto, a lavoratori e collaboratori, solo attraverso una banca o un ufficio postale o facendo uso di mezzi di pagamento tracciabili; dunque non è più consentito il pagamento in contante, pena l'applicazione della sanzione da 1.000 a 5.000 euro per mensilità di paga (per la quale è stato consumato l'illecito) e a prescindere dal numero di lavoratori interessati.

Indennità di trasferta. In merito al campo di applicazione dell'obbligo, l'Inl spiega che, in considerazione della natura mista (risarcitoria e retributiva), l'indennità di trasferta è da ricomprendere, diversamente da altre somme versate esclusivamente a titolo di rimborso (documentato) che hanno natura, invece, solo restitutoria. Ciò perché la ratio della norma è anche quella di mettere gli ispettori in condizione di verificare gli effettivi importi versati al lavoratore «forfettariamente», al fine di verificare il rispetto dei limiti d'imponibilità fiscale e contributiva (art. 51, comma 5, del Tuir).

Conto corrente. Tra gli strumenti di pagamento ammessi, è previsto il «pagamento in contanti presso sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un c/c di tesoreria con mandato di pagamento». L'Inl precisa che è conforme alla ratio della norma anche l'ipotesi in cui il pagamento sia effettuato al lavoratore in contanti presso lo sportello bancario ove il datore di lavoro abbia aperto e risulti intestatario di un c/corrente o conto di pagamento ordinario soggetto a registrazioni. In tal caso, infatti, è comunque assicurato il fine antielusivo della norma, tenuto conto che il pagamento è tracciabile da parte degli organi di vigilanza.

Vaglia postale. Tra gli strumenti di pagamento ammessi, è prevista ancora «emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore oppure, in caso di suo comprovato impedimento, a suo delegato». Secondo l'Inl il pagamento con lo strumento del «vaglia postale» rientra in tale ambito, se vengono rispettate condizioni e modalità di cui all'art. 49, commi 7 e 8, del dlgs n. 231/2007 (ai sensi dei quali «gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari sono emessi con l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità» e «il rilascio di assegni circolari, vaglia postali e cambiari, di importo inferiore a 1.000 euro può essere richiesto, per iscritto, dal cliente senza la clausola di non trasferibilità») e sono esplicitati in causale i dati essenziali dell'operazione (datore di lavoro, lavoratore e/o beneficiario, data, importo e mese di riferimento della retribuzione).

Doppia sanzione. Infine l'Inl evidenzia che, nel caso in cui l'ispettore riscontri pagamenti in contanti per importi mensili complessivamente pari o superiore a 3.000 euro, si configura, altresì, la violazione dell'art. 49, comma 1, del dlgs n. 231/2007 da segnalare alle ragionerie territoriali dello stato, e che comporta l'applicazione dei una sanzione da 3.000 a 50.000 euro.


Fonte: italiaoggi.it
Ultimo aggiornamento il 14/09/2018

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