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LUG 18

Meno della metà dei contribuenti fa la scelta dell’8 per mille



Continua il calo dei contribuenti che decidono di devolvere il proprio 8 per mille dell'Irpef nella dichiarazione dei redditi. A farlo è meno di un cittadino su due. Per il 2014, i cui fondi vengono erogati quest'anno, le scelte espresse sono state 17,8 milioni su una platea di 40,7 milioni di contribuenti. Vale a dire che il 56% delle persone fisiche non ha indicato alcuna preferenza, con un incremento di quasi il 5 punti percentuali rispetto all'anno precedente. A renderlo noto è stato ieri il Dipartimento delle finanze, che ha diffuso le statistiche sulla ripartizione del gettito derivante dell'8 per mille, tramite il quale i cittadini possono supportare iniziative religiose, sociali e umanitarie. Il totale dei fondi disponibili ammonta a 1 miliardo e 230 milioni di euro. Come da tradizione, la Chiesa cattolica rappresenta il beneficiario maggiore, con un miliardo e 5 milioni di euro ricevuti, frutto del sostegno di quasi 14 milioni e mezzo di persone. Altri 2,5 milioni di contribuenti hanno scelto di devolvere l'8 per mille allo stato, assegnando così 175 milioni di euro «teorici». Tale cifra è infatti al lordo dei tagli previsti dalla normativa, che destina la quasi totalità delle risorse ad altre finalità rispetto a quelle originariamente previste per la quota a gestione statale (interventi in materia di beni culturali, calamità naturali, assistenza rifugiati e contro la fame nel mondo). La Chiesa evangelica valdese si conferma l'unica altra confessione religiosa a ottenere un assegno a sei zeri, con 33 milioni di euro a fronte di 469 mila scelte ricevute. Seguono, in ordine di importo, l'Unione buddhista italiana (8,8 milioni di euro), l'Unione comunità ebraiche italiane (4,5 milioni) e la Chiesa evangelica luterana in Italia (4 milioni).

Si ricorda che, per effetto del particolare meccanismo che regola l'istituto, le scelte non espresse vengono comunque attribuite, nella stessa proporzione delle scelte espresse (con l'eccezione di alcune confessioni che hanno deciso di rinunciare alla quota loro spettante di «inoptato»). Un sistema peraltro già criticato dalla Corte dei conti, che nella delibera n. 8/2015/G ha evidenziato come «in questo modo ogni contribuente è coinvolto, indipendentemente dalla propria volontà, nel finanziamento delle confessioni, con evidente vantaggio per le stesse, dal momento che i soli optanti decidono per tutti; con l'ulteriore conseguenza che il peso effettivo di una singola scelta è inversamente proporzionale al numero di quanti si esprimono».


Fonte: italiaoggi.it
Ultimo aggiornamento il 11/07/2018

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